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Ti racconto Lia! #iorestoacasa

Sei  per sei?    Trentasei, quarantasei o ventisei?

Trentasei chiaramente!

Risponderei quarantasei o ventisei solo per ridere, io con i numeri ci lavoro, e lì mica si scherza eh!

Sono Rosalia di Muro, Lia in realtà, perché rimane impresso a tutti, e sono una Commercialista.

Sono la persona che ascolta i tuoi dubbi sul regime forfettario, sugli adempimenti fiscali di un paese vetusto e macchinoso, parlo dell’Italia, la professionista che davanti ad un bel bilancio dice: “Ah finalmente vedo proprio un bel futuro!”

Mi piacciono molto i numeri, perché se sono in “ordine”, passami il termine rendono la tua, e forse anche la mia di vita, decisamente migliori (RISATA).

I numeri poi sono  colorati, il 5 per esempio è rosso come il coraggio, profumano, non solo di soldi (RISATA) , ma anche di lavanda che è l’odore del pulito e dell’onestà.

Pensa è il profumo che trovi proprio nel mio ufficio.

PAUSA

Mi piace davvero la mia professione, impegnativa forse anche un po’ stressante, però piena di soddisfazioni, soprattutto quando il tuo business, anche grazie al mio supporto, riesce a spiccare il volo.

Quando i tuoi sogni ed obiettivi diventano piano piano realtà, e capisci che la Partita Iva non fa poi così paura, ecco lì comprendo di aver svolto bene il mio lavoro!

Non fermarti solo al carré perfetto e la giacca sempre ben stirata, dentro lo studio troverai anche creatività ed un’anima rock, almeno così dice qualche mio cliente.

PAUSA

Sono Lia, sono una Commercialista ed ho lo studio a Bologna, una città che amo perché è uno snodo verso il nord, che però non dimentica il resto dello stivale.

Quindi ti aspetto e come dicono gli inglesi che adoro.. Take care!

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Sonia, di che colore è la perfezione?

Spesso mi sono chiesta di che colore fosse la perfezione, buffo vero?

A 50 anni suonati, ancora mi pongo queste “strane” domande da sognatrice incallita.

Ah Ah (risata)

Che dire, mi piace un casino riflettere su queste cose.

I colori?

Dunque direi l’Azzurro del cielo, il Verde delle foglie ancora sui rami, il Grigio dei tronchi, ed infine, ma non per importanza, il Marrone delle foglie che si posano sul terreno ad inizio autunno.

Solo a pensarci, mi viene voglia di indossare gli scarponcini, prendere la torcia, uno zaino e Voilà scappare.

Si, scappare verso i miei amatissimi giganti buoni, i miei benamati Faggi, con tronchi più grossi di un metro e boh, non so, forse alti venti, trenta metri?

Amore e timore reverenziale, ecco cosa provo ogni volta che mi trovo al loro cospetto.

PAUSA

Adoro la foresta perché mi regala pace e libertà, quella libertà di cui spesso ho bisogno, perché il lavoro che ho scelto e che amo, non è fatto di sola creatività ed inspirazione, ma anche e soprattutto di IMPEGNO e RIGORE.

Il tornio non è così romantico, credimi, spesso nemmeno le centinaia di produzioni che devo fare in serie lo sono!

Mi spiace deluderti amica mia, ma è giusto tu sappia che lavorare la ceramica spesso è tecnica pura, punto.

La tecnica della centratura, un vero e proprio DOGMA.

Quando la ruota dello strumento gira, c’è “solo” da mettere a fuoco un punto, il centro.

Quello che è intenso, e non magico, è il livello di concentrazione che hai quando ci lavori.

Una sorta di “allenamento” passami il termine, esercizi propedeutici per partecipare ad una gara, hai presente?

Infatti se non sei “centrata”, riuscirai a produrre poco!

PAUSA e conclusione

Quando devo ritrovare il mio Centro, non faccio altro che indossare gli scarponcini, prendere la torcia mettere in spalla lo zaino ed andare al cospetto dei miei amatissimi Faggi.

Davanti ad essi, alzo la testa, quasi a farmi venire il torcicollo, per poter osservare lo spiraglio di azzurro che scorgo tra le foglie.

Chiudo gli occhi, giungo le mani, respiro profondamente, quasi ad affondare i piedi nella terra.

Solo allora trovo il punto, il centro.

In quell’istante divento radice.

Sonia la puoi trovare qui https://www.lofficinadellaceramica.it/

La storia interpretata da me la trovi qui https://www.lofficinadellaceramica.it/aboutlofficina

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Forza e Coraggio!

Nadine, è la bambina che ho curato durante gli anni dell’Università, quella a cui ripetevo la frase appena citata, ed alla quale ho “insegnato”, qualche poesia di Eugenio Montale.

Con ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, ha stupito tutta la classe, soprattutto la maestra delle elementari.

Ciò che ripetevo a lei, che aveva appena 6 anni, oggi lo ripeto a voi, perché sono sempre più convinta, che nella vita di tutti i giorni ci vogliono, Forza e Coraggio!

Pronte e pronti ad iniziare?

Gente della notte, vi racconto la Siria! #iorestoacasa

Te la ricordi la canzone di Jovanotti? Quella che faceva…

La notte è più bello, si vive meglio
Per chi fino alle 5 non conosce sbadiglio
E la città riprende fiato e sembra che dorma
E il buio la trasforma e le cambia forma
E tutto più tranquillo tutto vicino
E non esiste traffico e non c’è casino…

Non so, ma io vi immagino tutte in pigiama a vagare er la casa, anime senza pace, con le cuffie alle orecchie per non fare rumore.

C’è chi ascolta la diretta di Instagram, chi segue il corso di spagnolo, il concerto sul divano del gruppo emergente oppure le storie che ti riempiono il cuore.

La notte è tutto più bello, ed anche magico.

Il tempo si ferma e sembra di essere in un’altra dimensione

E’ in questo momento che devi trovare un luogo intimo, sederti comoda e chiudere semplicemente gli occhi.

Ti porto in un posto speciale , ti porto in Siria.

Anno 2007, Novembre per l’esattezza. Aeroporto di Pisa piccolo raccolto raggiungibile con il treno. Finalmente si parte, finalmente 1,2, 3 l’aereo decolla, qualche ora e sono arrivata. Il volo è stato bellissimo, tanto da voler applaudire il pilota siriano.

Bravo habiby Bravo!

Muhammad è li ad aspettarmi con un cartello dove compare a chiare lettere il mio nome : Alessandra. Scritto bene tra l’altro, però dai lui ha vissuto anni in Italia.

Fa L’archeologo ma nei ritagli di tempo, che qui vuol dire sbarcare il lunario, accompagna studenti europei in giro per la Siria cercando loro anche un alloggio.

Dico Europei, perché gli studenti americani non sono  graditi, non basta chiedere all’ambasciata siriana del paese un visto, per loro la faccenda è un po’ un Mushkila مشكلة un problema.

Alla fine trovano sempre un escamotage, un invito fatto da una persona accondiscendente e voilà eccoli qui in Siria.

E’ scuro fuori dall’aeroporto, vedo poco, se non il solito traffico intenso, o meglio sbalorditivo, caratteristica dei paesi arabi.

Fa freddo, e pure parecchio, ma questo lo sapevo prima di partire ho studiato tutto nei minimi dettagli.

Ero emozionatissima, ma davvero, non sapevo cosa sarebbe successo e nemmeno quanto sarei davvero rimasta.

Il biglietto era Open?? si non sapevo quando sarei tornata!

Dall’aeroporto internazionale di Damasco fino a Bab Touma, la zona dove avrei alloggiato, la distanza era circa di 25 minuti, non molto.

Su quel taxi sgangherato è sembrata una eternità, lo giuro!

Il cuore batteva a centomila, cercavo di carpire rumori, odori  sapori, il suono della lingua parlata da due uomini,  ma nulla  credimi riuscirebbe a descrivere l’emozione mista paura che stavo provando

 Ci fermiamo, Muhammad paga, prende la valigia rossa fiammante saluta e mi fa cenno di seguirlo.

Stavo attraversando per la prima volta  Bab El Sharqi, la porta del sole, una delle sette porte più antiche della città.

Era buio, sentivo odore di polvere e sotto i piedi il rumore dei detriti.

Non ricordo quando e dove ma abbiamo svoltato a destra e li ho capito che l’essere cristiani era davvero fondamentale.

Statue di Maria e Gesù in ogni angolo.

In quel groviglio di vie e viette ferme nel tempo alla fine ci siamo fermati e lui ha suonato.

“Ya Abu Eitham masaa’ al Khair“مساء الخير

Qualche passo ed un omino buffo dall’età indefinibile apre il cancello e ci invita ad entrare.

Lui era Butrus, o meglio Abu Heitham.

Da quella sera sono poi passati cinque mesi, ma io mica lo sapevo.

Ricordo solo di aver estratto dalla borsa una scatola di Ferrero Rocher e di averli messi davati a tutti loro…ah si erano tantissimi una famiglia numerosissima.

Ma questa dai è un’altra storia no?

Adesso però buona notte

Tisbah ala Khair تسبح على خير

Trovi le “prove” su Youtube, video datati, ma sinceri..come i miei racconti!

Pensieri sparsi e mail pazzesche! #iorestoacasa

Questa è una delle tante email che invio a Rosalia di Muro, dopo il nostro consueto incontro virtuale del giovedì! Prometto che parlerò delle Donnedel19 molto presto!

La divulgo perché è un ottimo spunto di riflessione, un simpatico esercizio per aiutarci a vedere con occhi nuovi e speranzosi le nostre attività e piccoli business.

Iniziamo?

Ciao Rosalia ti uso” come ponte tra me e le tue ospiti (non avendo indirizzi mi pare il modo più sensato). Quindi se puoi giri tu?

Spero di fare cosa buona e giusta😂, mi scuso ma in questo momento storico mi sento molto biblica, una sorta di Mosè che divide le acque 😂


“Come ti vedo io”, è la proposta che faccio al gruppo (le Donnedel19 appunto), ma prima di lanciarla in modo ufficiale ve ne do un assaggio!
Parto dal Gruppo senza andare a scandagliare tutte le ospiti, giusto per offrire una idea di massima.

Vedo un gruppo di professioniste che fanno ciò amano, che portano avanti delle attività che rispecchiano i loro valori ed ideali.“Cucio perché mi piace è divertente e mi fa sentire ehm..una mosca bianca? Direbbe Monica nel suo prestigioso atelier lagunare, dove orsetti, mici e balenottori in panno lenci animano ed allietano le giornate dei nostri piccoli cuccioli di umano.

Vedo professioniste bisognose di confronto ma soprattutto di conforto.
“Ma io vorrei tanto fare, scrivo molto, penso pure di più però on line fanno tutte tutto, quindi non saprei”Dice Maddalena sconsolata, mentre sogna ancora di truccare dive del piccolo schermo, assaporare l’adrenalina delle sfilate di moda, e di mettere un bel blush sulle gote della ballerina di flamenco.

C’è poi chi ha davvero le idee più chiare, e dopo aver seguito un bel corso on line ora potrebbe pure dirigere la General Motors 😂 o chi come me, pensa che la Partita Iva faccia rima con l’esattore delle tasse che bussa a casa per pignorarti pure le crocchette del gatto (eh no questo no).

Da fuori vedo tanta, tantissima umanità, voglia di fare e creare relazioni sane e che perdurino, ma anche confusione dettata dal vociare costante ed assordante a cui assistiamo quotidianamente, di gente che urla come in un mercato rionale:” Hei tu vieni qui compra i miei contenuti, le mie strategie, la mia merce è la migliore è quella D E F I N I T I V A “.
Farsi guardare da un occhio esterno che non ha nessun interesse nei nostri riguardi potrebbe aiutarci a cambiare prospettiva, per accorgerci di ciò che funziona veramente e capire cosa invece deve essere reciso, un pò come i rami secchi!Yalla Banat يلا بنات

Forza e Coraggio e facciamo sistema (quello vero però).

Resilienza fa rima con auto-produzione! #iorestoacasa

Tutto è partito da un sogno, forse un po’ puerile, di far rivivere la forza e la resilienza che la nonna ha mostrato durante la sua malattia.

Ho pensato subito ad una piantina, un fiore semplice, elegante e profumato, che la nonna avrebbe sicuramente apprezzato.

Ho acquistato dei bulbi di tulipano, che non vedevo l’ora di piantare, poi però è scoppiata  questa maledetta pandemia, e tutti i miei piani sono saltati.

I bulbi sono irranciditi ed il mio umore con loro.

Un colpo durissimo per chi come me dopo due mesi non ha ancora davvero realizzato che lei non ci sarà più.

Ho passato due notti insonni, digrignando i denti, con gli occhi gonfi di lacrime disperata manco fossi una bambina.

Io avevo bisogno di quel maledetto bulbo, avevo bisogno di credere che quella morte avesse un senso e un significato.

Non so esattamente come o dove ho letto dell’autoproduzione, quella magia che trasforma gli ortaggi che hai nel frigo in splendide piante, sta di fatto che ad un certo punto ho ricominciato a sperare.

Ho racimolato un po’ di terra che ho messo in un vaso riciclato, ho preso l’unico spicchio di aglio che avevo in casa ed ho innaffiato il tutto.

Sono passati un po’ di giorni dal quel 22 Marzo 2020, e lui il mio Allium sativum e li che cresce oltre ogni immaginabile aspettativa.

Potrà fiorire, producendo piccoli fiori bianchi che rappresentano perfettamente l’eleganza della mia splendida Guidina.

Quando guardo questo vaso, mi ricordo della sua forza e della volontà di resistere e vivere.

La pianta si erge dritta e fiera come lei quando a fatica si alzava per mangiare un piccolo boccone a tavola con noi.

Nella terra dura si fa forza, lotta, così come ha fatto lei fino alla fine.

Mi consolo, e penso che grazie alla mia caparbietà un po’ della sua resilienza sia qui con tutti noi.

Mi manca davvero la mia nonna, mi manca come non mai.

Siate resilienti, sempre.

Le Bugie hanno le gambe corte, soprattutto quando le raccontiamo a noi stesse! #andràtuttobene

Sottotitolo :”Non vedo l’ora che tutto torni come prima! Ma dici davvero?”

Ho pensato a lungo se scrivere questo articolo, a come sarebbe stato interpretato.

Alla fine ho deciso che esprimere le proprie opinioni, anche se fuori dal coro, fosse l’arma migliore per vivere con più serenità e sopravvivere a questo appiattimento culturale e comunicativo!

Se riesci ad andare oltre al fatto oggettivo ed innegabile che il Covid19 sia davvero una catastrofe in termini di salute, economia e di rapporti sociali, allora potrai proseguire, in caso contrario, è meglio tu proceda con la visione della diretta della tua vicina di casa o dell’ortolano del paese, che certamente riusciranno a distoglierti  da ciò che secondo me è davvero importante…il nostro presente.

In questo periodo sento pronunciare spesso la frase: “Non vedo l’ora che tutto torni come prima”.

Sono certa che per qualcuno possa essere davvero così, però per molte di noi invece..

Quando la sento, strabuzzo  gli occhi, soprattutto se a ripeterla, scriverla, cantarla  sono persone che fino al giorno prima elencavano una lunghissima lista di cose che proprio non andavano bene.

“Ah il mio capo mi tratta male! Mi fa bossing!”

“Uffa il mio vicino mi butta il pattume vicino alla porta per dispetto!”

“Mamma mia la senti quest’aria che schifo, mio figlio ha seri problemi respiratori!”

“Non riesco ad avere figli, non posso permettermi le cure nemmeno per provarci ad averlo!”

“Dio non arrivo a fine mese, lavoro come un cane ed ho solo pochi spicci!”

“Ho paura ad uscire da sola, ieri hanno molestato una donna in stazione!”

Potrei continuare all’infinito  portare altri esempi di reale e concreto disagio sociale, di cui sono stata testimone sia direttamente che indirettamente negli ultimi mesi.

MI spiace dirtelo, ma non svaniranno con l’hashtag del mese e nemmeno o con una bella cantata al balcone, pensa neppure con una diretta.

Per qualcuno la situazione sarà anche peggiore di prima!

Allora mi sforzo di andare oltre, di vedere il recente passato, analizzandolo per quello che è realmente stato, con i suoi lati positivi, ma anche negativi.

Cerco di vivere il qui e ora, tra sbalzi di umore ed apnee notturne, un po’ come tutti credo, ripetendomi frasi e pensieri quasi fossero una preghiera laica:

Sono a casa con i miei cari e mi sento protetta.

Apro le finestre e respiro finalmente aria pulita

Consumo i miei pasti con l’uomo che amo chiacchierando come mai prima  

Posso ancora comprare il cibo da mettere sulla tavola.

Ho luce, gas, acqua corrente ed anche una connessione ad internet (anche se lenta)

Leggo, scrivo e mangio a sufficienza.

I nostri cari non sono malati

Posso addormentarmi grattando la pancia al Gigio, dopo aver dato la buona notte a Davide.

Mi fermo e prendo fiato, tutto questo lo sto vivendo ora, a pieni polmoni e con tutto l’amore e la gratitudine che ho nel corpo.

Che tutto torni come prima, francamente non sono certa di volerlo.

Ho paura che a furia di ripeterlo quello che chiedi si avvererà ed io..

Ed io il mattino dovrò ricominciare ad urlare ancora contro tutti gli automobilisti cafoni e prepotenti, che non si fermeranno nemmeno con me sulle strisce pedonali.

Contro l’arroganza dei capi che guardano il lavoro come poltrone da acquisire e non posti di lavoro da creare

Contro la burocrazia delle amministrazioni piene di raccomandati e svogliati poco inclini all’efficienza ed al bene comune.

Al malcostume italico fatto di aiutini, raccomandazione ed evasione fiscale!

Dovrò lottare infine contro l’aria inquinata della pianura padana, contro il cambiamento climatico a cui frega davvero poco alla gente comune,  un cambiamento che sta facendo e farà più morti del Covid19.

Mentre le persone passano la giornata davanti a scatole vuote prive di contenuti, nell’attesa che qualcosa e qualcuno faccia tornare tutto come prima, mi ripeto che #andràtuttobene se noi esseri umani metteremo da parte ipocrisia e cattive abitudini , iniziando a pensare in termini di  comunità e solidarietà di specie.

#celafaremo veicolando il nostro egoismo verso qualcosa che porti benessere, amore e ritrovato senso civico.

Ti auguro, quando questo sarà finito, di ritrovare qualcosa di nuovo e migliore davanti al tuo cammino.

Ti auguro di incontrare tanta umanità.

Qrcode lezione numero 2 #iorestoacasa

Uso e possibili scenari nel mercato italiano siamo tutt* conness* –

Contacto escrito a mano — Foto de Stock

Gli scettici ed i detrattori del codice digitale, partono dalla tesi che siccome del QRCODE se ne parla da anni, ma in realtà non ha mai attecchito veramente, allora tanto vale non investirci tempo e denaro.

Questa affermazione non è del tutto corretta, e spesso è priva di fondamenta e validi dati a supporto.

Anche guardando solo il mercato italiano, non è più valida come affermazione, in quanto, nel bene o nel male, la nostra economia è legata a quella di molti altri players nel mondo, come per esempio la Cina.

E’ di questi giorni la notizia che due grandi potenze del Sud Est asiatico, Cina e Corea del Sud,  stanno testando e portando avanti il primo ESPERIMENTO di CONTROLLO SOCIALE attraverso un’ APPLICAZIONE che utilizza la tecnologia dei  QRCODEi.

Giusto per contestualizzare, siamo nel Marzo 2020 e nel mondo è scoppiata la pandemia di CODIV 19.

Il Governo cinese ha chiesto alla propria popolazione di scaricare un applicazione chiamata Alipay Health Code*, dove ogni cittadino inserisce i propri dati anagrafici e di salute (esempio temperatura corporea), per poi vedersi assegnato un Qrcode colorato.

Verde se sei in salute e potrai circolare, Giallo da monitorare, Rosso in quarantena.

Al di là della questione della privacy, che certamente è importante e dovrà esser presa in considerazione, questo evento mette in discussione l’affermazione degli scettici.

Il QRODE è stato usato in modo massiccio in mercati molto importanti, ed oggi anche in Europa, in Italia, e non solo si è acceso il dibattito e la curiosità su questo strumento.

La curiosità non basta sia chiaro, ci vogliono una strategia, obiettivi ed una “scintilla” che inneschi tutto questo.

Una o più persone influenti, che inizieranno a parlarne, innescheranno proprio la scintilla positiva che genererà il passaparola.

Ne va della mia salute!

I bisogni sono qualcosa di personale, quello che serve a me magari ad un’altra persona è del tutto irrilevante o futile, certo è che se si tratta di salute tutta questa percezione cambia!

La notizia che un sistema di controllo, attraverso dei CODICI DIGITALI,  stia permettendo ad una popolazione così numerosa di uscire da una pandemia disastrosa sia da un punto di vista di salute che economico, non passerà inosservata.

Tutte le maggiori testate internazionali ne parlano, il video che descrive la Quarantena a Pechino di un Reporter francese è diventata virale.

Inoltre, pensa se domani Chiara Ferragni  facesse delle stories su Instagram parlando proprio di questi QRCODE.

Cosa accadrebbe?

Quali opportunità cogliere?

Gli strumenti devono essere al servizio delle persone e non viceversa.

Quindi devono poter migliorare la nostra vita rendendola più semplice e meno complicata possibile.

Il QRCODE  ha come obiettivo principale quello di rendere fruibili alcuni contenuti, in modo veloce ed immediato.

Veloce ed immediato e fruibile appunto, come il cellulare che tutti e tutte noi abbiamo sempre tra le mani.

Lo SMARTPHONE è accessibile ed immediatamente disponibile, qualunque, o quasi, sia la nostra esigenza J

Attenzione però a non confondere il mezzo con fine, il QRCODE è un mezzo a servizio di una strategia ben precisa, non viceversa.

In questo caso la strategia di riferimento è legata al Mobile Marketing.

In breve, sapere come, dove e perché utilizzo il mio smartphone, aiuterà l’implementazione di una strategia ad hoc.

Dimmi come usi lo SMARTPHONE e sceglierò la strategia!

person holding black smartphone

Smartphone, Tablet, Smart TV  sono tutti strumenti che ci possono aiutare ad analizzare i comportamenti dei nostri potenziali clienti.

Sapere come l’utenza si comporta con alcuni strumenti tecnologici è fondamentale.

Anche i dati statistici presi dal Censis  o dall’Istat sono ottimi alleati per una  analisi valida ed efficace.

Per esempio, leggendo qualche stralcio del Rapporto Auditel-Censis del 2018, si vede come vi è stato negli anni un progressivo aumento dell’uso di tutti i supporti mobili.

Il numero di famiglie collegate ad internet è aumentano passando dall’84,5% nel 2018 rispetto al 2017 dove la percentuale era dell’82,2% .

La connessione dimostra come il download dei film e dei video siano l’attività principale degli italiani, con circa  7, 7 milioni di persone che usano i devices per guardare contenuti non televisivi.

Le statistiche ci aiutano ad analizzare i dati, facendoci comprendere in questo caso come un determinato comportamento d’uso possa incidere o meno su una data tecnologia.

Vicino è meglio!

QR code payment Smartphone app cashless technology concept vector illustration design image. digital pay without money. Archivio Fotografico - 117691484

Ormai anche mio nonno, che ha 83 anni ha provato l’ebrezza di pagare avvicinando  il proprio bancomat al POS del negozio senza doversi ricordare il PIN.

In questo caso parliamo di Contact-less e di Prossimità (Proximity), ovvero un pagamento senza contatto o inserimento della carta stessa all’interno di un dispositivo, che avverrà semplicemente avvicinando la stessa ad un lettore.

 Il Qrcode in alcuni paesi sostituisce la carta di debito o credito, facendo si che l’unico strumento da tenere con se sia lo smartphone.

In questi casi si parla di Mobile Proximity Payment, pagamenti che necessitano solo della vicinanza del proprio smartphone ad un sistema di Lettura.

Abbiamo alcuni servizi di questo tipo anche in Italia?

Si ne esistono ed il più famoso e riconosciuto è Satispay.

In conclusione,  il Qrcode non è un sistema perfetto e porta con sé anche degli svantaggi, ma è una tecnologia che sta vivendo una nuova vita, che punta sui comportamenti di uso che vedono la necessità di soddisfare alcuni requisiti quali: velocità, immediatezza vicinanza.

Ogni iscritto possiede un Qrcode personale che può essere utilizzato per pagare negli esercizi convenzionati ed anche con lo scopo di inviare del denaro ad altri utenti.

Esistono anche altre aziende che permettono i pagamenti digitali, ma non essendo così conosciute e strutturate, l’unico esempio degno d nota rimane Satispay**

 Pensare che tutto possa essere alla portata di mano, o meglio alla portata di Smartphone, rende il codice digitale un valido alleato per aziende che puntano su strategie di Mobile Marketing.

Il Qrcode – cos’è e come possiamo usarlo nei nostri business –

Iniziamo con la definizione presa da Wikipedia

Un codice QR è un codice a barre bidimensionale, ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema bianco di forma quadrata, impiegato tipicamente per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite uno smartphone.

Un esempio di codice a barre  bidimensionale

Scansionandolo, infatti, potrai leggere, vedere o ascoltare un contenuto “celato” dietro la matrice stessa.

Quando nasce e perché?

Il Codice nasce da esigenze concrete e impellenti, quelle di trovare un aggregatore capace di contenere un numero denso d’informazioni rispetto al passato, che fosse facile e veloce da usare.

Così nel  1994 la DENSO CORPORATION, azienda Giapponese operante nel comparto AUTOMOTIVE, automobilistico in italiano, crea un tipo di codice a barre bidimensionale con lo scopo di  tracciare i componenti delle automobili nelle proprie fabbriche, ottimizzando anche le scorte di magazzino.

Qui un esempio del “vecchio” Codice a Barre

Qui invece l’evoluzione

Il QR rispetto alla precedente tecnologia, offre l’opportunità di trasmettere rapidamente contenuti con l’ausilio del telefono cellulare.

Infatti, basta scaricare un’applicazione dedicata dal Play Store, scansionare il Codice e in pochissimo verremo dirottati verso i siti di noti marchi, immagini di tendenza ed hit musicali del momento.

Gli sviluppi

L’idea attecchisce in poco tempo, esce dalle fabbriche ed inizia a contaminare la quotidianità del popolo nipponico.

Lo sviluppo pervasivo del web mobile accelererà ben presto l’utilizzo di questa tecnologia, permettendo ai giapponesi e alle giapponesi di accedere in modo semplice ed automatico ad informazioni che prima richiedevano inserimento manuale dei dati.

In parole povere serve a “sollevare” le persone dal noioso compito di inserire manualmente i dati nel proprio telefonino.

Il Codice digitale offre una quick response, in altre parole una risposta veloce agli utenti, che in un solo gesto possono essere trasmessi verso dati e indirizzi URL, dove reperire le informazioni di cui necessitano.

Per chiarezza URL sta per  – Uniform Resource Locator – nella terminologia delle telecomunicazioni  e dell’informatica, è una sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo di una risorsa su una rete di computer, come ad esempio un documento, un’immagine o un video.

Come possiamo usarlo?

Gli usi più comuni sono legati alla pubblicità sui giornali, sui cartelloni pubblicitari, sui biglietti da visita, il packaging e così via.

Tendenzialmente il QR code serve per dirottare gli utenti verso uno specifico sito internet, dove magari l’azienda ha caricato la nuova campagna promozionale, un catalogo con nuovi prodotti, uno sconto dedicato etc.

Un uso piuttosto limitato rispetto alle reali potenzialità della tecnologia.

Usi diversi o comunque più originali sono stati portati avanti per esempio a Milano, da Ben, marchio assicurativo di Direct Line Italia, dove nella sede è stato affisso il codice digitale più grande al mondo.

Infine è notizia di questi giorni che il Governo Cinese ha obbligato la popolazione ad utilizzare un’Applicazione (Alipay Health Code) atta a monitorare tracciare lo stato di salute della popolazione in questo delicato momento storico.

I QRCODE colorati, verde, Giallo e Rosso, daranno o meno il permesso ai cittadini di uscire da casa oppure ricominciare la quarantena.

Senza arrivare a usi così estremi, certo è che la tecnologia del QRCODE è certamente un valido alleato per le strategie di Mobile Marketing dove l’esperienza del consumatore è al centro di tutta la strategia dei brand e marchi.

Il codice digitale è uno strumento valido, che necessità chiaramente di una chiara strategie di Marketing.

Per oggi abbiamo terminato, alla prossima video lezione.

Storia di un Maglione! #iorestoacasa

Mi frulla, mi scuote, mi gira e mi rigira.

Non ha decisamente rispetto!

Mi mette spesso in quella cosa buia e nera, che ad un certo punto mi fa girare come una trottola solo per strizzare tutte le mie fibre.

Poi mi appende manco fossi un salame, mi indossa un paio di volte e poi mi molla nel suo letto.

Dopo solo un paio di secondi arriva quel coso peloso che ha davvero strane abitudine.

Si mette sopra di me ed inizia ad emettere dei suoni bizzarri mentre fa.. Com’è che la chiamano? Ah si fa la pasta!

Ora dimmi te se con tante persone che ci sono al mondo io dovevo proprio arrivare qui, in questa casa, dove mi utilizzano poco e nulla, e sono spesso lasciato alla mercé di  una palla di pelo  capricciosa e volubile.

E si che mi porto una storia dietro, bella, ricca di sogni e speranze, di gioie ed emozioni

Se solo quell’umana sapesse cosa c’è dietro la mia fibra, il materiale di cui sono fatto.

Arrivo da un posto lontano, un luogo dove la parola neve ha moltissime sfumature.

La neve che cade copiosa, che si posa leggera come una piuma, eterea ed impercettibile come il vapore, densa e persistente come il gasso di foca.

Arrivo dalle mani sapienti di Nanouk, giovane madre Inuit.

Lei  è stata la prima donna eschimese che ha confezionato un maglione di  materiale riciclato, usando arnesi improponibili e  bizzarri.

Lo ha fatto perché le è giunta voce, che al di là dell’Oceano e della neve, le persone sono talmente volubili da prendere i maglioni per usarli poche volte solo per poi sbarazzarsene senza senso.

Che strane abitudini ha pensato, perché sprecare quando c’è davvero così poco.

Nanouk è sempre stata una donna curiosa e coraggiosa ed ha voluto crearmi perché io potessi portare con me un messaggio forte e chiaro.

Quando finito l’inverno è riuscita ad andare in paese, Nanouk ha incartato il suo prezioso maglione, ovvero IO, lo ha consegnato ad una donna che veniva dall’Europa, una che prendeva in giro artigianato locale per poi rivenderlo in modo etico.

Nanouk prima di lasciarmi, mi ha sussurrato:” Vai ed espandi il mio sogno”

Oggi sono qui disteso su un letto, come fossi un cencio, senza che quell’umana sconsiderata avesse l’accortezza di guardarmi, di accarezzarmi o semplicemente ascoltarmi.

Si perché se lei lo volesse, se solo lei appoggiasse orecchio e cuore vicino alla mia trama, io le racconterei di Nanouk e del suo sogno di avere un modo più giusto e pieno di speranza.

Dare #voce alle parole

Mentre il vento bisbiglia, le foglie si accartocciano sotto le suole dei passanti rendendo le mie passeggiate crepuscolari, davvero molto piacevoli.

L’ambulante infreddolito, di fronte al suo carretto, è intento ad incidere le castagne.

Le posa sul paiolo, le tosta, le gira, cercando di abbrustolirle tutte al punto giusto.

Il profumo caldo ed avvolgente di questo frutto autunnale pervade le narici.

Chiudo gli occhi ed assaporo il primo freddo di stagione.

Il crepitio della carta che avvolge le caldarroste, mi risveglia.

Eccole sono pronte, è tempo di scaldarsi l’anima.

 

Consiglio la canzone Settembre di  Cristina Donà